sabato 5 ottobre 2013

Gravity


Ciao Mondo, sono il Dottore Zero e oggi voglio parlare di "Gravity".
Era il lontano 1972, la missione Apollo 17 orbitava attorno alla Terra e si stava avvicinando al suo obiettivo, ovvero la Luna.
Tutti ormai sapevano che quella sarebbe stata l'ultima missione a portare un equipaggio umano sul nostro satellite.
La corsa allo spazio era quasi ufficialmente conclusa e non esistevano quasi più quelle tensioni politiche/militari fra gli Stati Uniti d'America e l'Unione Sovietica, che avevano caratterizzato la Guerra Fredda.
Lo scopo della missione Apollo 17 era quello di allunare in uno specifico cratere della Luna per studiare la conformazione geologica del suolo, ma durante il viaggio uno dei membri dell'equipaggio decide di fare qualcosa di particolare.
Uno dei tre astronauti scatta una foto, nello specifico questa foto:


Questa è la Terra, il nostro pianeta, la nostra casa.
Vista così assomiglia a una piccola biglia blu dispersa in un grande mare nero e fu questa foto a farmi innamorare dell'astronautica.
Io non sono nato nel 1972, non ho mai vissuto in prima persona la Corsa allo Spazio e nemmeno la Guerra Fredda, anzi sono nato nell'anno esatto della fine della suddetta era.
Eppure qualcosa nel mio profondo mutò quando vidi per la prima volta questa foto e con "Gravity", un film del 2013 ho sentito distintamente la stessa sensazione.
Non saprei esprimere il sentimento che provo, non trovo le parole adatte, forse è una sorta di commozione mista a tristezza e profonda meraviglia.
"Gravity" è una pellicola stupenda, quasi sicuramente il miglior film dell'anno.
Per prima cosa parliamo della trama di questo film.
A un primo sguardo la storia di "Gravity" può sembrare molto semplice e lineare, mentre in realtà nasconde in sé diverse tematiche molto interessanti.
La prima tematica presentata è quella riguardante la spazzatura cosmica, ovvero l'alto numero di detriti e frammenti o di satelliti o di altre apparecchiature spaziali che gravitano attorno al nostro pianeta.
Il film ci propone uno scenario molto realistico portando su schermo la cosiddetta "sindrome di Kessler", in poche parole una reazione a catena fra diversi impatti di detriti.
L'alta velocità dei detriti scatena un effetto domino che porta a una specie di "valanga spaziale" e in tutto questo scenario troviamo la "piccola" storia della dottoressa Ryan Stone e la sua lotta alla sopravvivenza.
La seconda tematica è più che altro un messaggio, un qualcosa di velato, qualcosa di non propriamente manifestato ma che comunque colpisce e fa riflettere.
Nonostante tutti i ritrovati tecnologici, nonostante i prodigiosi passi in avanti della scienza e dell'astronautica, l'esplorazione spaziale è ancora oggi pericolosa.
Lassù nel grande e infinito universo dove vive l'assordante silenzio non è possibile la vita umana, solo grazie alla tecnologia l'uomo riesce a creare una barriera contro il grande nulla, ma questa barriera è fragile e si può facilmente spezzare.
Qualcosa di infinitamente piccolo e quasi insignificante lassù può rompersi, compromettendo non solo la vita di un singolo uomo ma anche il futuro dell'intera umanità.
E' un messaggio forte, che testimonia ancora una volta di come l'umanità abbia accelerato i tempi, senza essere effettivamente pronta per un passo così lungo.
Ma è un messaggio in cui può risiedere la speranza.
Molto probabilmente vi sarete accorti che non ho parlato della trama, il motivo principale è che c'è un alto rischio di spoiler.
La trama principale ovvero la sequela di eventi non è importante, bensì sono importanti il messaggio e le numerose tematiche in gioco, ed è per questo che "Gravity" è un film profondo che invita alla riflessione.
Parliamo ora degli aspetti tecnici.
Ammetto che prima di questo "Gravity" non avevo mai sentito nominare Alfonso Cuaròn, prometto che recupererò le altre sue opere per vedere e capire al meglio il suo stile.
Comunque in questa pellicola Cuaròn massimizza al massimo le riprese tridimensionali.
Giganteschi campi lunghissimi nelle scene di EVA (ovvero attività extra-veicolare o "passeggiate spaziali") mentre sullo sfondo si trova lei, la Terra, piccola, lontana eppure così vicina e noi assieme agli astronauti siamo microscopici puntini sperduti nel vuoto, nel grande buio dello spazio.
Oltre alle panoramiche e altre riprese, troviamo incredibili carrellate in strettissimi e claustrofobici abitacoli e navicelle spaziali, dove il sotto e il sopra si confondono, intervallate da efficaci riprese in soggettiva che ci riportano alla dimensione umana della vicenda.
Troviamo perfino una simbolica citazione a "2001: odissea nello spazio", questa volta Sandra Bullock privata dell'ingombrante tuta all'interno di un artificiale utero pressurizzato, si raggomitola su se stessa e come un feto rimane sospesa attorniata dai tubi.
Un'immagine impressionante che pone ancora una volta l'accento sulla fragilità umana.
Gli effetti 3-D sono strabilianti.
Il pulviscolo e i detriti spaziali ti arrivano direttamente in faccia, tant'è che più volte ingenuamente ho cercato di schivarli muovendo la testa.
L'assordante silenzio del vuoto cosmico ci inebria le orecchie, mentre il respiro affannoso della protagonista ci lascia senza fiato.
Noi spettatori siamo alla disperata ricerca di un qualunque impulso sonoro e il film ci regala rarissimi stridii o piccoli suoni attutiti, mentre una colonna sonora portentosa sottolinea perfettamente i momenti più adrenalinici.
L'accuratezza scenografica rasenta la perfezione e il realismo estremo, non solo nella riproduzione degli interni dei vari veicoli spaziali e nei dettagli delle tute pressurizzate, ma anche nella rappresentazione dello spazio.
Lo spazio è il principale antagonista di questa pellicola, un luogo privo d'ossigeno, lontano e in cui noi assieme alla protagonista ci troviamo perduti e senza aiuto alcuno.
Un gigantesco oceano di nulla che ci avvolge e ci stritola.
"Gravity" è un film profondo, che ti lascia senza fiato non solo per le splendide immagini della Terra, ma anche per le tematiche interessanti che ci vengono proposte.
"Gravity" non è un film di fantascienza in senso lato, il livello di realismo in questa pellicola è portato ai suoi massimi livelli, confezionando uno scenario non solo plausibile, ma anche inquietante per le conseguenze.
Dunque per concludere "Gravity" è un'ottima pellicola, con una regia decisamente interessante, una trama all'apparenza semplice e lineare che in realtà nasconde diverse tematiche importanti e che oltre a coinvolgere sa far riflettere.
Come al solito vi saluto, Ciao Mondo.

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