lunedì 7 ottobre 2013

Baby Killer


Ciao Mondo, sono il Dottor Zero e oggi vi voglio parlare di "Baby Killer".

Ebbene quando vidi per la prima volta "Baby Killer" sinceramente mi aspettavo una pellicola ben diversa, mi aspettavo un body horror.
Per quelle persone che non sanno minimamente di cosa diamine sto parlando, vi spiego rapidamente il significato del termine "body horror".
Body horror identifica un genere, o per meglio dire un sotto genere di cinematografia horror, in cui le tematiche principali sono: 

  • mutazioni;
  • aberrazioni;
  • metamorfosi;
  • cambiamenti;
  • mutamenti;
  • trasformazioni del corpo umano;

Uno dei registi simbolo di questo genere è il buon vecchio David Cronenberg.
Adoro vedere film horror, ma devo dire la verità: raramente provo terrore o paura durante la visione di questi film.
Le uniche eccezioni?
Gli horror giapponesi e i body horror.
Io ho un'insana e fobica paura dei body horror.
Mi fanno rizzare tutti i peli del corpo ogni volta che ne guardo uno e nonostante tutto, come un voyer maniaco non riesco a togliermi la fissa di doverli guardare per forza.
Sarà una di quelle para-filosofie psicologiche del tipo "affronta la tua paura", oppure è il mio lato masochista che desidera questo tormento per me, ma sta di fatto che pur avendo un terrore cieco per il body horror io lo continuo a considerare il miglior tipo di orrore.
Dunque quando vidi la prima volta "Baby Killer", pensavo che si trattasse di un body horror, insomma gli elementi c'erano tutti, ma in realtà il film è ben lontano dall'esserlo, quindi ne rimasi in un certo senso deluso.
A rivederlo oggi, la mia opinione non è cambiata poi così molto, sopratutto perché questa pellicola è invecchiata male.
Per prima cosa diciamo che "Baby Killer" è una pellicola del 1974, diretta e scritta da Larry Cohen, famoso regista che io in particolare ricordo per "Il serpente alato", "Stuff - il gelato che uccide" e "I vampiri di Salem".
Ma parliamo subito della trama:

Frank e dolce consorte stanno attendendo la nascita del loro secondogenito, fin da subito il clima della pellicola è stranamente morboso e in un certo senso particolare.
Dunque, io non sono sposato, non ho mai avuto un bambino e non ho mai percepito direttamente l'ansia da gravidanza, ma dal punto di vista stereotipato il cinema ci ha sempre mostrato mogli che urlano come indemoniate, mentre imprecano contro il marito agitatissimo che suda come un colabrodo.
Qui no, Leonore si gira verso il marito e con la voce più tranquilla di questo mondo gli dice:
"Frank, amore ho le doglie"
Il marito non alza nemmeno un sopracciglio e con una calma glaciale la accompagna all'ospedale, dopo aver svegliato ovviamente il primogenito usando un gatto, per informarlo della situazione.....
Ok, tutto questo è molto strano.
Comunque i due coniugi arrivano all'ospedale, ma qualcosa sembra non andare per il verso giusto.
La gravidanza è diversa dal solito!
Spunta fuori il "Baby Killer" che uccide tutti i dottori, infermieri, assistenti, specializzandi e chirurghi presenti in sala parto, per poi svignarsela a gambe levate o per meglio dire gattonando.
Il figlio di Frank e Leonore è un MOSTRO!
(inserire qui musica drammatica assolutamente non necessaria)
Riusciranno i nostri eroi a fermare la neo-natica minaccia del "Baby Killer"?

Ok, dunque questo è il riassunto spiccio dei primi minuti della pellicola, la cosa bella è proprio questo inizio folgorante che ci getta quasi immediatamente nel centro dell'azione.
Purtroppo poi la storia perde mordente, allungandosi e cercando di fare introspezione psicologica spicciola.
Non prendetela a male, io adoro l'introspezione psicologica, ma credo che in "Baby Killer" sia stato sbagliato il soggetto su cui operarla.
"Baby Killer" è un film maschilista.
La pellicola non punta sul mostrare l'aspetto del "Baby Killer", anzi cerca in tutti i modi di nascondercelo usando opportune soggettive sfocate.
Il film punta più che altro sull'impatto psicologico della faccenda sul protagonista maschile.
Sappiamo tutti che la sessualità e la gravidanza sono vissute in modo diverso dai due sessi, sappiamo anche che il legame che s'instaura fra madre e figlio è sicuramente più forte rispetto a quello paterno e dunque fra i due "punti di vista" avrei trovato più interessante da analizzare e mostrare quello della donna.
Purtroppo la pellicola si concentra sulla psiche di Frank, mostrandoci la perdita del suo status quo di maschio.
Entra in gioco fin da subito un'arcaica e spartana concezione per cui il maschio deve per forza concepire una prole sana e feconda, per portare avanti il proprio corredo genetico ma sopratutto il suo buon nome.
Frank perde il proprio lavoro, non perché non sia bravo nel lavoro che fa, anzi viene mandato a casa perché ha perso la sua dignità di uomo, la sua virilità, il suo nome e il suo onore.
In un primo tempo Frank non crede che suo figlio sia una bestia, ma ben presto cambia idea facendosi influenzare dalla percezione che ha la società nei suoi confronti.
Una società maschilista che demonizza sia il figlio mostro e sia il padre del mostro.
E' chiara la citazione a "Frankenstein" per altro citato dallo stesso Frank e omaggiato cinematograficamente in una sequenza finale, che richiama alla memoria la pellicola diretta da James Whale nel lontano 1931.
Esattamente come in "Frankenstein" la figura del mostro coincide con quella del suo creatore ed è compito del creatore quello di distruggere la creatura da lui stesso creata.
Quindi Frank per ripristinare il proprio rango di maschio e il proprio onore deve uccidere suo figlio, per essere acclamato eroe e ritornare a essere accettato da tutti.
Purtroppo la questione non è così semplice, vista la natura fuggevole del baby mostro.
E qual è il ruolo di Leonore?
Leonore è la moglie fedele, casalinga, sorridente, sempre pronta a cucinare bistecche e che pian piano scivola nella pazzia, diventando una pazza isterica.
Francamente avrei trovato il film molto più interessante se si fosse concentrato su di lei, piuttosto che sul marito.
Oltre alle diatribe fallo-centriche la pellicola ci propone altre tematiche, fra cui troviamo la megacorporazione scientifica/farmaceutica malvagia e l'inefficacia delle forze dell'ordine.
Temi come quello dell'aborto, sono appena accennati, quasi invisibili sotto la matrice maschilista del film.
Tecnicamente questa rappresentazione estremamente maschilista dovrebbe essere una sorta di critica contro la società americana dell'epoca, ma credo che siano stati sbagliati i toni in cui farla percepire come tale.
Del resto, non ci viene mai presentata questa concezione uomocentrica come il male assoluto, a differenza delle scorribande del baby mostro.
Quindi esattamente come allora, rimango perplesso di fronte al reale messaggio che il film vorrebbe trasmettere.

Passiamo agli aspetti tecnici di "Baby Killer".
La regia di Larry Cohen mi piace.
Nelle prime scene ambientate nell'ospedale ci regala riprese in grandangolo in cui gli angoli si arrotondano creando una strana sensazione di claustrofobia, mentre nella parte prefinale nella casa troviamo inquadrature che ricordano l'espressionismo tedesco dove gli angoli dritti e stretti esaltano la sensazione di tensione.
Il doppiaggio non è dei migliori, a volte ho notato dei fuori sincrono e la colonna sonora è abbastanza dimenticabile.
La fotografia è ottima, in particolare nelle scene finali nella quasi completa oscurità, in cui c'è perfino un richiamo al finale di "Frankenstein".
La pellicola di per sé non è niente di particolare.
A differenza di altri B-movie, piuttosto che concentrarsi sull'orrore e sulla creatura mostruosa, il film decide di concentrarsi sul protagonista maschile e sull'impatto di un tale evento nella comunità.
Oltre agli aspetti "critici" nei confronti della società media americana, la storia non è molto attraente e forse un po' troppo diluita nella parte centrale.
La cosa più grave è che non si crea mai una vera empatia con Frank e la sua perdita d'onore maschile (e lo dice un maschio).
Come già detto prima avrei preferito l'approfondimento del punto di vista femminile (peraltro molto più interessante a mio parere) in una storia del genere (a meno che tu non ti chiami David Lynch [occhiolino]).
Quindi per concludere "Baby Killer" mi ha deluso allora e mi delude ancora oggi.
Tecnicamente il film è fatto molto bene, sopratutto per quanto riguarda la regia, purtroppo la sceneggiatura non è riuscita a coinvolgermi abbastanza.
Forse un approccio più viscerale alla materia avrebbe reso il film certamente più interessante.
Come al solito vi saluto, Ciao Mondo.

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